domenica 19 settembre 2010

Momento di stupidità

Sabato sera, davanti ad una grande gelateria.
Io: Cinzia, Guarda! ma quello non è il comico Xyz?!
Cinzia: Non lo conosco, non so!
Io: Oddìo, è lui, mi sa! è il mio comico preferito! (vocina esitante) Signor Xyz?
Xyz: sì? buonasera!
Io: E' LEI?!
Xyz: faccio del mio meglio! arrivederci! (se ne va)
Io: (pensosa) certo che le cose intelligenti che si possono dire...
Cinzia: ...le hai schivate tutte, eh!

venerdì 17 settembre 2010

Good night and good luck

Ecco i titoli di alcuni articoli usciti su dei quotidiani a tiratura nazionale:
"Trasfusione sbagliata, muore un'anziana."
Una 76enne ricoverata d'urgenza in rianimazione per insufficienza respiratoria e grave anemia. Muore il giorno dopo; è in corso l'autopsia per accertare le cause.
L'articolista ritiene irrilevante scrivere quanto sangue le è stato trasfuso, dopo quanto se ne sono accorti, se quel sangue, pur non essendo il suo, fosse dello stesso gruppo sanguigno o di un gruppo compatibile (ad esempio, se fosse stato un sangue zero negativo sarebbe stato comunque trasfondibile, oppure uno zero positivo su una paziente positiva), nè quale fosse la prognosi della malattia di base che l'ha portata lì.
"Lite tra medici in sala parto: gravissimi mamma e bambino."
La donna in questione nonostante la lite è stata: operata d'urgenza, controllata nel postoperatorio e quindi rioperata tempestivamente, e pochi giorni dopo, dimessa. Il bambino ha avuto una sofferenza fetale, non imputabile a cause esterne, che è stata subito rilevata e per la quale è stato praticato il cesareo d'urgenza; questa sofferenza ha provocato due arresti cardiaci che sono stati tempestivamente trattati, e il bambino è stato subito ricoverato in terapia intensiva neonatale.
Sinceramente non mi sembra affatto male come assistenza.
Questo non assolve i due medici dall'aver scatenato una rissa, ma è molto diverso dall'omicidio colposo.
Tutte le notizie sono riportate da interviste fatte ai parenti, non al primario, ai presenti, agli inquirenti. Senza nulla togliere, non mi sembra una fonte oggettiva; in entrambi i casi mentre i titoli vengono sbattuti sui giornali, le indagini sono ancora in corso e nessuna giuria ha dichiarato la colpevolezza di qualcuno.
Su quali siano i doveri, i fini e i limiti deontologici della professione di giornalista, si potrebbe discutere delle ore. Io credo che uno di questi sia dare le notizie in modo corretto, cercando di distorcere la realtà il meno possibile. Senza negare che in Italia la malasanità esiste, non trovo giusto sfruttare ogni fatto di cronaca in chiave sensazionalistica solo per farne uscire un "pezzo che piace", infangando la reputazione di persone innocenti o di ospedali seri e diffondendo una sfiducia immotivata verso la sanità pubblica; a meno che questa non sia una manovra di chi vorrebbe la sanità privatizzata in modo da poter guadagnare con un bel sistema "all'americana", nel qual caso oltre all'ignoranza, l'articolista pecca anche di malafede.
Queste persone dovrebbero scusarsi con i loro colleghi, esponenti di un giornalismo serio, per aver offuscato il rispetto di cui gode la loro professione, che rimane uno degli strumenti più potenti in mano alla democrazia.
Good night and good luck

giovedì 16 settembre 2010

Demenza pubblicitaria

Capisco che il consumatore è un idiota, ma le ultime pubblicità sono troppo anche per noi.
Prendiamo quella delle 3 mentecatte che si lamentano: sperperano lo stipendio in test di gravidanza perchè non riescono a capire cosa significano le stanghette indicatrici; però quando eri al dunque cosa significava la stanghetta l'hai capito subito, eh!?
Ho una proposta: se una non riesce a leggere il test di gravidanza, non ha diritto a riprodursi: giusto per salvaguardare l'evoluzione della specie.
Adesso a queste dementi gli hanno fatto il test che scrive SEI INCINTA, CRETINA! però se non riescono a contare le stanghette, ho dei dubbi che con le lettere sia meglio...
Oggi ho visto l'ennesimo insulto all'intelligenza del consumatore medio: cartellone pubblicitario di una nota marca di vestiti; in primo piano una squinzia con minigonna e tacco 12 riversa in terra di fronte al banco frutta del supermercato. Su di lei un cestino rovesciato pieno di cetrioli; guarda in camera con espressione intensa stringendo un cetriolo in pugno.
Ecco.
Amici pubblicitari, illuminatemi.
vi prego, ditemi cosa esattamente cercavate di comunicare con questa pubblicità?
che chi si compra quei vestiti prende il cetriolo?
che se mangi i cetrioli entri in vestiti della taglia della modella?
o che non importa cosa indossi, se c'è un cetriolo sei sempre l'ortolano?
ai consumatori l'ardua interpretazione.

mercoledì 15 settembre 2010

Grazie per la spiegazione, neh!

Pediatra: (cercando di immobilizzare Sofia che sguscia come un anguilla) però, com'è mobile questa bimba... non ha neanche 3 mesi...
Io: eh..sì...
Pediatra (al secondo tentativo) umpf...dammi un attimo una mano...strano, di solito i neonati di due mesi si immobill..aspè...dicevo, si immobilizzano facilmente...
Io: sì, lei è molto mobile...ma è normale?...pucci pucci, amore di mamma, stai ferma un secondo che non ti fa niente la dottoressa...
Pediatra: eh, no, mica è tanto normale...ferma un attimo tesoro, non ti faccio niente...è piuttosto anomalo, anzi, che si muovano così...
Io: Ah, è anomalo...Sofia, amore, FERMA un attimo!...e che vuol dire?
Pediatra: eh...eh...vuol dire che le dovrai correre dietro parecchio!

martedì 7 settembre 2010

Leggende metropolitane

Quest'anno, come tutte le estati , i ladri di appartamenti hanno approfittato della pausa estiva per mettersi al lavoro, colpendo, purtroppo il mio palazzo.

I fatti:

4 agosto ore 23.30

Giò, Fabrizio ed io scendiamo per le scale per andare a prenderci un gelato. Sul pianerottolo del quarto piano, vediamo entrambe le porte aperte e le serrature scassinate. Sul pavimento giace una lattina di redbull vuota.
Chiamiamo il 113 e arrivano due agenti che constatano l'accaduto e rintracciano i proprietari. Questi, rientrati di corsa dai luoghi di villeggiatura, fanno un elenco degli oggetti rubati tra cui un ceppo di coltelli da cucina.

Resoconto degli avvenimenti sentito al bar del quartiere 2 giorni fa:

4 agosto ore 15.30

Una banda di malviventi composta da zingari e rumeni sferra un offensiva nel quartiere attaccando simultaneamente 12 appartamenti; un inquilino del numero 97 ha potuto vedere in trasparenza attraverso i vetri della chiostrina (satinati, n.d.r. ) i malfattori armati di pesanti coltelli da macellaio.
Dopo aver sfondato le porte i ladri, evidentemente provati, si fermano a consumare un lauto pasto innaffiato da bevande alcoliche.
I tutori dell'ordine, giunti sul luogo del delitto , devono lavorare alacremente per 40 minuti per riuscire ad aprire le porte, accuratamente richiuse dai malfattori.

Che emozione: posso dire di aver assistito alla nascita di una leggenda metropolitana...

mercoledì 1 settembre 2010

Luoghi comuni

Se c'è una cosa che detesto sono le generalizzazioni: non sono quasi mai rispondenti al vero e sono foriere di pregiudizi e atteggiamenti sgradevoli di ogni tipo.
Nella realtà per esempio, mio padre è un maniaco dello shopping, mia madre portata in un centro commerciale ha una resistenza di circa 7 secondi, come un orata fuori dall'acqua, in casa nostra invece per trovare un po' di senso della moda bisogna aspettare che venga Enrica a cena.
Inoltre, tra noi due, Giò è quello che riesce a ricordare nomi, date e avvenimenti in perfetto ordine cronologico, mentre io sono, indubitabilmente, quella dotata delle abilità prassiche.
Il mio amato infatti pur avendo un cervello di prim'ordine, ha qualche difficoltà nel collegare questo alle mani, cosa che offre sempre nuovi spunti per innalzare Inni di Lode all'Altissimo. Da quando è nata Sofia, per esempio, c'è la simpatica rubrica giornaliera "un padre e la fotocellula" che consiste nel tentativo di Giò di far entrare il passeggino nell'ascensore prima che le porte automatiche si chiudano intrappolandolo. L'operazione si conclude sempre con l'evocazione del Santo del Giorno, e un paio di ferite leggere all'ascensore.
Ma il suo capolavoro è stato l'altroieri, mentre la famiglia intera era mobilitata nel riunire i bagagli per tornare ai patri lidi da quel di Lugano, dove il Delfino ci aveva accolto con la sua proverbiale ospitalità, per un weekend di bagordi svizzeri. Il mio amore, approfittando della mia disattenzione mette lo sterilizzatore nel microonde e poi, confondendo le tacche, accende la funzione grill a tutta forza, fondendo in soli sei minuti, un set completo di 6 biberon, 2 ciucci anatomici e lo sterilizzatore stesso. Dopo l'incidente sono discesi diversi cori angelici ed è uscito dalla sua stanza il coinquilino del Delfino, un simpatico ragazzo fortunatamente polacco che sta studiando italiano su cassette che certamente non comprendono i vocaboli usati dal mio amore.
Morale della favola: prima di dire banalità, pensateci; ma proprio nel senso: pensate a noi!

venerdì 6 agosto 2010

Sadismo ospedaliero

Avendo fatto il cesareo, qualche giorno fa sono andata a togliermi i punti.
Davanti all'ambulatorio aspettavamo in 3: una 18enne che ha partorito una bambina prematura con un suo coetaneo, che il giorno dopo il parto aveva l'esame per prendere la terza media, e una donna un po' avanti con gli anni con un espressione ovina sulla faccia cicciotta.
La mia esperienza mi ha permesso di individuare subito i due tipi. La ragazzina: la vittima sacrificale (Vs). La cicciona: la paziente rompicoglioni lamentosa (Prl).
Il dialogo che segue è un classico del genere:
Prl (rivolta a me): tu sei la prima?
io abbasso la testa di qualche millimetro a significare assenso.
Prl: allora dopo vado io; tu quando hai partorito?
io: sedici
Prl: ah, io il 15, chissà perchè mi hanno fatto tenere i punti un giorno di più. Forse ieri non c'era nessuno a togliermeli...
io: ...
Prl: anche l'altra volta me li hanno tolti dopo 15 giorni. Quando mi hanno tolto il cerotto mi ha fatto malissimo, sono venuti via pezzi di pelle...ma stavolta lo sapevo prima e mi sono portata questo (mostra una bottiglietta di acetone che dovrebbe sciogliere la colla).
A questo punto mi guarda con malcelata impazienza aspettandosi che io mi getti a terra urlando: IO NON CE L'HO!!! COME FACCIO???
La guardo con occhio metallico che non lascia trapelare alcuna emozione.

Vedendo che su di me non fa presa si volta verso la ragazzina, che nel frattempo guarda la porta dell'ambulatorio con evidente terrore, e con un ghigno sadico attacca.
Prl: tu quando hai partorito?
Vs: il 15.
Prl : ah, anche tu. Primo figlio? (evidentemente si, visto che prima era prepubere probabilmente)
Vs: si.
Prl: (sempre più ghignante) ti hanno fatto il cesareo, eh?
Vs: si.
Prl: è la prima volta che ti tolgono i punti?
Vs (voce tremante): si
Prl (trionfante): AH, per me è la seconda: fa MALISSIMO.
Vs (occhio spalancato): Oddio, davvero?!
Prl: si! ti tirano il filo finchè non esce, senti che passa nella carne della ferita e in certi punti si incastra e lo devono strappare...
Vs (con le lacrime ) : ma non ti fanno l'anestesia?
Prl: no, devi sopportare.

A questo punto decido che ne ho abbastanza e intervengo con voce decisa:

io: ma non è vero! è una cosa da un secondo, non senti niente.
Prl: (aggressiva) ah, tu come fai saperlo, è il primo figlio.
io: (sopracciglio alzato) primo, me li hanno già tolti per un altro intrevento (falso, mai stata operata prima) e secondo (voce di superiorità) sono un medico, e queste cose le so (falso anche questo, potrei benissimo non saperne assolutamente niente).
Silenzio all'opposizione. In quel momento si apre la porta e vengo chiamata all'interno.
Mi tolgono questi famosi punti, senza grande pathos ed esco dopo 5 minuti.
Ignoro la cicciona che mi guarda scettica e rivolgo il mio sorriso più luminoso alla ragazzina: "vai tranquilla, non fa assolutamente niente, è una passeggiata di salute! "
Esco con il passo più disinvolto che mi viene mentre lei mi guarda come un agnello sacrificale un po' rinfrancato.
Sapere è potere. Quanto è vero.