venerdì 13 giugno 2008

Figli (medici) di madri (non medici)

La mia è una famiglia di attori, da parte di papà, e di falegnami, da parte di mamma. Oltre a questo filone principale nel parentame vario si trovano: casalinghe, assicuratori, facchini, interpreti, musicisti, bancari, commercianti, architetti, elettricisti, segretarie, commercialisti.
Nessun medico.
Neanche mezzo, che ne so: un pranoterapeuta, un infermiere, un portantino: no.
La mia famiglia si è sempre olimpicamente disinteressata del problema salute.
Ecco perchè quando ho annunciato di volermi iscrivere a medicina a 18 anni, la cosa è stata accolta con profondo sgomento. L'intera genìa in subbuglio ha tentato di farmi cambiare opinione, illustrandomi variamente i vantaggi di seguire le orme paterne, o almeno quelle nonnesche e ziesche, per farsi strada nella vita. 
Ma io ormai ero irremovibile.
Perciò, dopo sei o sette mesi di telefonate minatorie, mio padre (che è il capofamiglia, tipo Padrino ) ha dato l'ordine del cessate il fuoco, ed io mi sono potuta iscrivere alla Facoltà di medicina e Chirurgia.
La sgomenta stirpe però, si è ben presto resa conto che un medico in famiglia (pubblicità occulta dei media...maledetti...) poteva fare comodo, e piano piano, tutte le questioni riguardanti la salute sono finite sulle mie spalle.
Ora, io faccio l'anestesista. è vero che tutti dovrebbero avere una cultura medica di base, ma , per dire, di dermatologia non capisco un acca.
La differenza tra la macula e la papula, tra il brufolo e la vescicola, non mi riguarda più da diversi anni, perciò chiamarmi per distinguerle è inutile.
Altra cosa: io frequento sì, diversi medici, ma non sono in grado di trovare specialisti in qualsiasi ambito. Per esempio: in questa città gli ortopedici sono tantissimi e tutti superspecializzati; il primario di ortopedia del tal ospedale si occupa solo del ginocchio, se devi essere operato alla caviglia devi cambiare ospedale, se hai male alla mano, meglio se cambi città. Sospetto che il primo specialista della colonna sia in Svizzera...
e per finire: il fatto che io lavori in un ospedale non mi dà la possibilità di saltare qualunque iter burocratico per ottenere le cose. Se per fare una risonanza ci vogliono sei mesi, è inutile chiamarmi, non ne ho una a casa.
Ma la regina di tutti i rompicoglioni è mia madre. Santa donna. Un' ipocondriaca di proporzioni pantagrueliche. Se ha mal di testa non è emicrania: è cancro al cervello. I dolori alle ossa non sono artrosi: è miastenia gravis. Ogni volta che ci sentiamo al telefono prima ancora di dirmi ciao, mi fa un riassunto di tutti i suoi disturbi. Ogni volta che apre il corriere salute si scopre tre diverse malattie mortali.
Ovviamente ciò non le impedisce di fumarsi 40 sigarette al giorno.
Ma il problema è che oltre ad essere un medico sono sua figlia, perciò non ha per me quel rispetto che avrebbe per qualsiasi professionista sconosciuto. Quindi se io gli dico: prenditi un 'aspirina e ti passa il mal di testa, lei risponde: nooo, e che scherzi?! un aspirina! adesso aspetto che mi passi!. Se gli dico prendi 20 gocce di questo lei ne prende 10 perchè 20 le sembrano troppe. Se gli dico vai a farti una lastra, mi risponde: no, tanto di qualcosa devo morire.
Come dire: nemo profeta in patria.
e poi si sa che fine ha fatto Cassandra.

mercoledì 11 giugno 2008

Epopea della stanzetta

Pensavo che la vita da secondo di guardia fosse tutta rose e fiori: addio al nomadismo notturno dello specializzando, ora ho una comoda stanzetta nel sotterraneo tutta per me.
Quasi.
In effetti stanotte ho dovuto condividere la stanza con un nugolo di zanzare grosse come stukas che hanno banchettato con il vape e brindato con l'autan e con il nuovo ospite dell'istituto: un simpatico topo di dimensioni ragguardevoli, ma comunque inferiori a quelle del mio terrier, che si aggira da giorni per i sotterranei.
Dormo con  un animale che passa la notte sveglio a girare ed uno che succhia il sangue.
come dire: pares cum paribus.

domenica 8 giugno 2008

Più o meno quello che penso dei chirurghi

- Tu Duval lo prendi troppo sul serio. Un chirurgo è un artista, uno scultore del tessuto vivente. Un grande chirurgo è un grande artista e dell'artista ha il temperamento.
- be' anch'io ho un temperamento, ma non lo uso per rompere l'anima al prossimo. Solo, vorrei tanto sapere cosa mai gli dà il monopolio del diritto di essere un offensivo, arrogante figlio di puttana?
- Se davvero il monopolio lo avesse soltanto lui , mio caro colonnello, glielo lascerei con tutti i sensi della mia gratitudine. Il guaio è che questo mondo è pieno di figli di puttana offensivi e arroganti.


Isaac Asimov  "Viaggio Allucinante" ; classici Urania Mondadori, agosto 1984

Beata innocenza

Due settimane fa o giù di lì abbiamo ricoverato Stefano, un giovane di 20 anni e spicci che ha avuto un incidente in moto. Malconcio e un po' pesto, ma tutto sommato conciato non troppo male, pensavamo di poterlo guarire senza grandi stravolgimenti al nostro piccolo mondo di rianimatori innocenti e over 30.
Poveri illusi.
Il mondo dei "ggiovani" ci è precipitato in casa con la leggerezza di un bilico di peperoni.
Il primo giorno all'orario di visita due ragazze si sono presentate affrante al capezzale del malato... evidentemente una di troppo.
L'austerità del primo di guardia, un compunto 40enne, e la tragicità del luogo ha impedito che si scatenassero scene di violenza dentro la rianimazione, ma fuori le urla si sono sentite bene.
Il secondo giorno una quindicina di ragazzini si sono alternati al capezzale del malato riempiendo il carrello dei medicinali di sciarpe e pupazzetti della Roma.
e noi che eravamo rimasti ai santini.
Dal settimo giorno in poi il redivivo ha cominciato a fare la corte alle nostre infermiere più giovani e carine, con particolare attenzione a due gemelle.
della serie: non ti è bastato un trauma cranico.
Ieri notte a mezzanotte Stefano si lamentava per l'insonnia, perciò gli ho dato 20 gocce di tranquirit. Un po' esitante, lo ammetto, perchè pensavo che come dose fosse un po' alta per un giovane così magro.
Alle due mi chiama e mi fa "te prego, dottorè, famme dormì!"
e io gli rispondo con tono materno: " tesoro, ti ho dato 20 gocce di tranquirit, vedrai che adesso fanno effetto e ti addormenti"  
e lui: " co' 20 gocce di tranquirit?! dottorè, nun hai capito, io vado in discoteca tutti i sabati e me distruggo de amfetamine, ma che ce faccio?!"
Gli ho dato altre 20 gocce e me ne sono prese 2 anch'io... non troppe che sennò mi addormento...io sono un innocente 30 enne...

giovedì 5 giugno 2008

Uomini e topi (di biblioteca)

ok, lo ammetto. Ho sempre subito il fascino degli spostati. Quegli uomini intelligentissimi e completamente disadattati che si mettono sempre lo stesso paio di scarpe e non sono capaci neanche di cambiare una lampadina. Ecco, io li trovo interessanti, buffi, sexy.
Lo sfigato cronico, il nerd, l'asociale egomaniaco, sono sicuri candidati ad avere un posto nel mio cuore. Non a caso anche la maggior parte dei mei amici sono così: super intelligenti e assolutamente impresentabili dal punto di vista sociale.
Uno dei miei colleghi anziani è così. Ovviamente è un genio ed è praticamente un guru dell'anestesia. Parlare con lui è una cosa che rivoluziona il tuo modo di pensare al cuore e ai polmoni. Peccato che per carpire queste cose devi aspettare il momento giusto: seguirlo in silenzio mentre fa i suoi esperimenti e gettare nel silenzio la tua domanda a cui lui, dopo circa 15 minuti, risponde. Il tutto ovviamente senza mai guardarti in faccia.
La prima volta che mi ha chiamato per nome a momenti inciampavo per la sorpresa: benchè lo seguissi pedissequamente da 4 mesi non avrei mai immaginato che avesse preso nota della mia esistenza sulla terra.
Il fatto che ci sia una donna intrepida che essendo sua moglie osa chiamarlo con dei nomignoli mi riempie di sgomento tuttora.
Seguire uno dei suoi protocolli di studio è una di quelle cose che ti fa capire come si fa ricerca. In effetti è una cosa da maniaco assassino: il prelievo di sangue va fatto sempre dallo stesso posto, allo stesso momento, nella stessa quantità, scartando prima la stessa quantità di sangue. Il foglietto che esce dalla macchinetta  con i risultati del prelievo non deve essere strappato, bensì deve rimanere attaccato a quello seguente. Le provette devono essere scritte nello stesso modo e inserite, con il loro apposito numero, nel frigorifero.
E queste cose non è che lui le faccia fare ad un qualsiasi specializzando. Le fa da solo. A qualsiasi ora del giorno e della notte. Il fatto che a volte permetta a me di farlo è una cosa da privilegiati, tanto che a suo tempo mi fece meritare l'appellattivo di "sua figliola prediletta" dai miei colleghi specializzandi.
Ma d'altronde anche Hannibal Lecter ha dei fan, mentre lui non ha mai ucciso nessuno. Forse. 

mercoledì 4 giugno 2008

Eutanasia

A volte ho la sensazione che la comunicazione tra medici e pazienti non sia assolutamente possibile. Ecco un esempio.
Mi è capitato di essere chiamata in un reparto per l'arresto cardiaco di una paziente. La signora, che ho trovato praticamente morente, era una giovane donna di 40 anni che aveva purtroppo un cancro al seno. dopo essere stata operata la prima volta il cancro è tornato; è stata operata la seconda volta e ha iniziato la chemioterapia che non ha dato risultati, ma in compenso ha provocato una tossicità acuta al cuore che ha dato un infarto massivo.
Quando sono stata chiamata per rianimarla la signora era piena di metastasi ai polmoni e alle ossa e aveva una speranza di vita di circa 3 mesi. Aveva la morfina già in corso come terapia del dolore. Ho eseguito tutte le manovre rianimatorie, il cuore ha ricominciato a battere e ho trasferito la paziente in rianimazione. Sono uscita io stessa dalla camera a parlare con i parenti, gli ho spiegato quello che era successo, come e perchè. Gli ho spiegato che anche se il cuore aveva ricominciato a battere era probabile che il cervello fosse stato danneggiato e che lei non avrebbe ripreso conoscenza e ho risposto a tutte le loro addolorate domande. Confesso che avevo dei dubbi su ciò che avevo fatto. rianimare un paziente così per farlo restare vegetale in un letto di rianimazione non è proprio quello che consideri un lavoro brillante, comunque non è durato molto. nonostante le cure la donna è morta 48 ore dopo in rianimazione.
Cosa hanno fatto i parenti?
Hanno chiesto l'autopsia per sapere se gli avevamo fatto l'eutanasia.
si. eutanasia.
Il dolore per la perdita di chi amiamo ci sconvolge, e cerchiamo tutte le possibili ragioni per giustificare la morte, ma nulla mi toglie dalla testa che in questo caso la colpa sia dell'informazione. Il dibattito sull'eutanasia è stato affrontato in Italia in maniera assolutamente sbagliata, facendo leva sulle reazioni emotive della gente, sui casi limite singoli, sulla fede e sull'appartenenza politica. Un argomento che avrebbe dovuto essere trattato con delicatezza e rispetto, in punta di piedi, abbassando i toni e cercando di rivolgersi alle persone individualmente oltre le differenze, perchè siamo tutti uguali davanti al dolore, è stato invece sbattuto in prima linea e affrontato con gli stessi toni dello scudetto per succhiare quanta più audience si poteva da una caramella ideologica così ghiotta.
Il risultato pesa su di noi, che in questa realtà ci lavoriamo, sui pazienti, strumentalizzati e maltrattati spesso per paura, e sulle loro famiglie che aggiungono le ansie che gli hanno inculcato i media a quelle già presenti in una situazione così.
Vorrei far capire a queste persone che il nostro compito non è interrompere la vita, ma mantenerla. Che il difficile non è far morire i pazienti, ma farli sopravvivere, ed è a questo che mirano i nostri sforzi. Noi medici siamo spesso colpevoli di molte leggerezze, ma nella maggior parte siamo persone che cercano onestamente di curare il loro prossimo; magari non sempre riusciamo ad essere all'altezza, ma ci proviamo.

Pochi maledetti e subito

Già di per sè un co.co.co. non è esaltante, ma tant'è,  tutto fa brodo per un 30enne in Italia oggi. Però ci sono dei limiti a tutto.

Lavoro dal 17 marzo e ancora non mi hanno dato un euro, perchè l'ufficio pagamenti è "un po' in ritardo", come mi hanno spiegato dei sorridenti impiegati che lavorano dalle 9 alle 2.
In questi ultimi 30 giorni ho sfondato il tetto delle 200 ore di lavoro, quando ne dovrei fare 142, come tutti gli altri; ma siccome il co.co.co. non prevede orario, nè straordinario queste ore non saranno pagate, al limite, potrei recuperarle.
ovviamente non me le fanno recuperare... ca va sans dire.

eh, voi giovani siete fortunati! - non fanno altro che ripetermi tutti i 60enni che ho intorno - alla tua età io già mantenevo una famiglia e ci facevano lavorare come bestie! mica avevamo la vita facile come voi...

 e tu sei lì con un sorriso tirato sulle labbra che pensi che l'eutanasia potrebbe essere una buona idea, tutto sommato. La tua.