è famoso l'aneddoto per il quale Eduardo, venuto a sapere della morte del figlio tra un atto ed un altro di uno spettacolo, proseguì la recita dicendo: lo spettacolo deve continuare.
e se vale per il teatro, figuriamoci per la sala operatoria, che non a caso gli anglofoni chiamano theatre.
Viene a sapere che è mancata una persona cara magari mentre stai al lavoro, e che fai? scoppi a piangere e corri via davanti ad un paziente che sta per subire un intervento, magari rischioso, e si affida a te? anche no. Se non è proprio gravissimo, metti tutto da una parte del cervello e aspetti la fine dell'intervento, con un intervento di rimozione che farebbe la gioia di qualsiasi psicanalista.
Mio padre mi ha chiamato per dirmi che era morta mamma mentre io ero di guardia . Ho chiamato la mia primaria alle 8.30 di domenica mattina e gli ho detto: è morta mia madre. E lei, facendomi ridere per l'ultima volta in qualche giorno, ha detto come prima cosa: OH CAZZO. Maiuscolo.
poi ha detto: dammi il tempo di vestirmi e arrivo.
Perché l'altro problema della faccenda è questo: che mentre qualcuno a cui vuoi bene è morto, non è che puoi mollare tutto e abbandonare magari 12 pazienti di rianimazione, e se vuoi andare al funerale qualcuno ti deve coprire, e coprire magari al volo, sennò non ci vai, quindi mentre sei addolorato e sconvolto ti devi metere a guardare i turni per trovare qualcuno a cui chiedere il cambio, sperando che te lo faccia.
Non so bene cosa volevo dire con questo post, ma forse questa è una delle cose che racconterei a chi vuole fare anestesia: ci sono momenti in cui devi esserci e basta, non importa cosa provi e questo forse è il motivo per cui dopo tanti anni, vorrei un lavoro in cui sbagliare, non esserci o distrarsi non debba necessariamente avere a che fare con la vita o con la morte
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