venerdì 8 febbraio 2019

Accendere il cervello

Con il consueto pragmatismo, la regione Toscana ha raggruppato le strutture della sua sanità in 3 aree vaste geograficamente definite: nord-ovest, sudest e centro, tutte quante facente capo ad un'amministrazione centrale. Il principio è che gli ospedali che hanno un alto volume di casi hanno delle performance migliori, perciò è inutile tenere 5 cardiochirurgie che fanno 10 casi l'una, meglio tenerne una che ne fa 50 così da formare un equipe con vasta esperienza  e buoni risultati anche sui casi complicati. Banalmente: l'esperienza insegna.
Questa cosa si scontra contro una duplice fila di pregiudizi: il primo, quello tutto toscano per cui "da noi si è sempre fatto così", è un fermo rifiuto aprioristico di qualunque forma di cambiamento o innovazione, il secondo è più subdolo e me ne sono resa conto qualche giorno fa.
Ero in sala medici della chirurgia quando ha chiamato il trasfusionale dicendo che aveva poco sangue di un gruppo particolare per un paziente da operare il giorno dopo. Alla fine della telefonata la chirurga di guarda  dice: Ecco, vedi: da quando ci hanno accorpato il sangue se lo prende tutto Frittole! da noi qui non è mai mancato il sangue finché non sono arrivati loro!"
"eh, oh!" ha detto l'infermiera facendo sì con la testa.
 E non conta che la carenza di sangue sul territorio sia endemica da decenni, che il gruppo in questione fosse particolarmente raro e con anticorpi specifici, che il sangue manca perché siamo un paese che invecchia e ci sono meno giovani a donare e più vecchi ad averne bisogno, che siamo nel momento del picco influenzale e gli ospedali scoppiano di malati critici...no: la colpa è di quelli del paesello vicino che " ci rubano il sangue e se lo prendono tutto loro", chissà poi che ci devono fare....

Questa affermazione riesce ad essere contemporaneamente stupida, inutile e dannosa.
Stupida, perché non poggia su nessuna base reale o provata, ma solo sull'emissione decerebrata di voce; inutile, perché non aumenta la comprensione del problema, né tantomeno ne facilita la soluzione, e dannosa perché ripetuta di bocca in bocca alimenta un pregiudizio che non fa altro che peggiorare i rapporti tra le persone.

Ma da sempre è molto più facile dire una cosa stupida che mettersi a pensare.

venerdì 1 febbraio 2019

I veri amici si vedono nel momento del bisogno


Se pensate che la vita degli adolescenti di oggi sia complicata per colpa dei social è perchè non avete visto cosa possono fare dei ragazzini di 8 anni senza social. Ma forse è sempre stato così: il mio fidanzatino delle elementari si chiamava Francesco: ora fa il carabiniere e ha due splendidi gemelli e quando ci incontriamo al bar sotto casa di mia madre, continuo a pensare che è una persona deliziosa e che a 8 anni i miei gusti in fatto di uomini non erano da buttar via.
Mia figlia sembra seguire lo stesso istinto: al terzo anno di asilo si è fidanzata con L. e anche ora che siamo in terza elementare la loro love story continua a gonfie vele. Ovviamente li prendono per il culo pure le telline -d'altronde i bambini sono cooosì buoni-  ma i due interessati la prendono con una certa dose di incuranza ,salvo occasionali intemperanze.
Il loro essere fidanzati comporta:
- gare a chi fa più serie di flessioni
- scriversi poesie e bigliettini sdolcinati
- rincorrersi agitando bacchette magiche cercando di uccidersi
- farsi regali a san Valentino
- giocare a mamma e papà che litigano (rassicurando così i genitori sull'universalità delle dinamiche familiari)
D'altronde anche io a 8 anni sarei stata innamorata di L: praticamente è Adrien di Ladybug, prima che esistesse Adrien di Ladybug. Però ha i genitori simpatici. é intelligente, sensibile, educato... ci andrà peggio, lo so.
Tutto questo per presentare Mario, amico di L.  che è , a sua volta un bambino riservato, educato, silenzioso. Diciamo che in 5 anni gli avrò sentito dire 10 parole, se escludiamo saluti e auguri.
La scorsa settimana all'uscita di scuola, mi sono offerta di portarlo a catechismo nel pomeriggio.
Mentre tornano a casa Mario dice alla madre: "Mamma, ma devo proprio andare a catechismo con Sofia?"
la madre lo guarda perplessa: " ma...perchè che problema c'è?"
Mario risponde pensoso: no, è che poi L. mi vede arrivare con Sofia...lo sai che lui poi va in ansia..."
Lei si fa una risata: "amore, la mamma di Sofia ti accompagna solo a catechismo, L se ne farà una ragione..."
Si vede che però non convince Mario, che quando lo vado a prendere entra in macchina e senza alcuna apparente connessione logica dichiara: IO COMUNQUE SONO GAY."
rimango un po' perplessa. Va bene Mario, prendo atto.
"perchè io DETESTO le ragazze."
Va bene, meno male che sono un'anziana signora
" e quando sarò grande mi farò prete così non devo sposarmi!"
Ne riparliamo quando fai 16 anni...
Nel frattempo Sofia e l'amica  lo guardano come fosse un alieno...
E niente, poi siamo arrivati a catechismo.
Io non so come diventerà Mario da grande.
Ma avercelo un amico così...

venerdì 25 gennaio 2019

In effetti ,sì

Cercando febbrilmente una compressa di pantorc nell'armadietto delle medicine...

"Che diamine, in questa rianimazione ci stanno più psicofarmaci che protettori gastrici!"

Infermiera di passaggio:"E questo non ti dice niente?"

venerdì 18 gennaio 2019

L'altra metà delcielo

L'ho già detto cosa penso degli infermieri in generale, in special modo le giovani leve mi sembrano , nella stragrande maggioranza, volenterose e preparate.
Tra questi c'è senz'altro Mario, giovane infermiere laureato da poco, che dopo un esperienza all'estero è finito a lavorare nella nostra piccola rianimazione.
Mario è proprio uno che vuole capire la situazione del paziente, la storia clinica, la terapia, il progetto curativo che c'è sotto e ti fa un sacco di domande intelligenti a cui vuole risposte esaurienti. Ed è bellissimo, davvero, e incredibilmente lodevole, a volte però lo rende veramente, per usare una felice espressione toscana, un gatto attaccato ai coglioni.
Ieri notte alle ore 4.00 squilla il telefono della guardia.
-: "Che c'è?"
-: "Dottoressa, sono Mario. Volevo informarla che il paziente del letto 1 ha avuto un run di tachicardia , direi sopraventricolare ,a 140 battiti per minuto, con emodinamica stabile ed una pressione arteriosa rimasta comunque intorno ai 120 mmHg, normotermico e con un emogas di controllo i cui valori..."
-: "Mario, scusa. è rientrata da sola la tachicardia o il paziente è ancora a 140?"
-: "è ancora a 140"
-: "Arrivo."
quando arrivo al letto 1 , Mario è pronto con l'emogasanalisi: "ecco, vede è normale, lei che ne pensa?"
Io, che penso che ho appena aperto gli occhi per un tempo ridicolmente breve da quando li avevo chiusi, bofonchio:
:- "Ora vedo. Hai fatto un elettrocardiogramma?"
:- "ah, no, ora lo faccio."
:- "prima fagli un seloken"
:- "tutto insieme?"
:- "si, lo porti a 10"
:- "ma se ha un effetto troppo rapido e va in arresto?"
mi impongo di non sbroccargli subito.
:- "faglielo. se va in arresto vediamo."
la fiala di seloken, in boli refratti, andasse mai in arresto, gli fa , tanto per citare un'altra espressione toscana, come il cazzo alle vecchie. 
La frequenza cardiaca si sposta da 140 a 139 battiti per minuto.
:- "fagli 500 ml di soluzione fisiologica veloci e prepara una fiala di cordarone ."
:- "dottoressa, ma non sta fibrillando"
no, non gli sbrocco. è giovane.
:- Mario, come fai a dire che non sta fibrillando a 140 di frequenza?
sventola il foglio che ha in mano
:- sull'elettrocardiogramma si vedono le P"
una cosa è certa: non capita.
:-"Dammi. Mario, a chi l'hai fatto 'st'elettrocardiogramma? guarda la frequenza cardiaca su questo foglio: sarà al massino 70 battiti al minuto, questo non è il suo."
:- "ah. dice?"
:- "rifallo. ma dopo il cordarone"
il cordarone fa passare la frequenza cardiaca del signore da 139 a 138 battiti per minuto.
A questo punto mi ricordo dei nostri valenti amici cardiologi e chiamo quello di guardia che è Marco.
Marco , palesemente, stava dormendo e non ha nessuna intenzione di preoccuparsi della cosa.
Gli espongo il caso.
:-"...e quindo ho fatto una fiala di seloken"
:-"brava"
:"eh, ma non ha funzionato. Ho fatto il cordarone."
:"perfetto."
:"non ha funzinato."
:"l'hai messo in infusione continua?"
:"si."
:"ah."
:"Pensavo: ma se faccio un po' di digitale?"
mi risponde con lo stesso tono che ha Giò quando gli chiedo consigli sull'arredamento del cesso.
:"Certo. ottima idea."
:"allora vado,poi ti richiamo"
:"certo"
:"Mario, carica una fiala di digitale e fagliela a boli."
:"dottoressa, ma non sarà troppo?"
No, non ce la posso fare: "MARIO, SO LE 4 DEL MATTINO, FAGLI STO CAZZO DE FARMACO!"
Il mio tono deve avergli dato un indizio del fatto che sarebbe stato meglio non approfondire la questione...
la digitale fa variare la frequanza cardiaca del paziente da 138 a 137 battiti.
Richiamo il cardiologo. 
:-" Marco?"
:-" si?"
:-" gli ho fatto la digitale"
:-" ah, brava."
:-" non ha sortito effetto. a questo punto non ho altre idee. Che faccio me ne vado a dormire?"
la sua risposta è immediata ed entusiasta
:-" ecco, sì, brava, vai a dormire, tanto ci sono 24 ore perchè i farmaci facciano effetto, vedrai che ora passa..."
:-"... ma dici davvero?"
:-"si, certo. Vai a letto."
click.
ci ho pensato un attimo e ho guardato Mario.
:-" Mario, il cardiologo ha detto di andare a letto. Se ci sono variazioni sullo stato clinico mi chiami."
:- "ma..."
:- "l'ha detto il cardiologo."
Alle 5  e mezzo la frequenza cardiaca è tornata normale.
Mario non mi ha chiamato per dirmelo.

venerdì 11 gennaio 2019

Questioni di lana felina

Mio padre mi compra delle bellissime canottiere lanafuori/cotonedentro, con maniche corte, scollo a V e merletto di cartongesso e devo dire che metterle mi dà una grande soddisfazione perchè sono veramente caldissime ed io ho la termoregolazione di un rettile.
A volte ho il sospetto che siano piuttosto diverse dalle collezioni di Victoria's secret e che non siano, in effetti, lo strumento più adatto per esaltare la mia femminilità. Colta quindi da tardivi scrupoli mi reco in negozi specializzati per aquistare dei capi che non inducano mio marito a fuggire se mi incontra in camera mentre mi metto il pigiama; ieri, per esempio, sono fiduciosamente entrata da Tezenis e ho cercato il reparto canottiere.
Tolti i modelli che avrebbero creato un immediato effetto cotechino ne è rimasto uno disponibile in due fantasie: fiori e leopardato.
Ho scartato subito i fiori per i quali ho un idiosincrasia grave ,dovuta probabilmente a traumi infantili rimossi, e mi sono seriamente fermata a considerare il leopardato per la prima volta in vita mia.
Insomma, ho pensato: magari a 42 anni una canottiera leopardata potrei pure azzardarla...nel dubbio ho scritto un messaggio a Gio:
"Tu come ti poni nei confronti del leopardato?"
la sua risposta è stata rapida e telegrafica:
"Solo se 4 zampe e ruggisce".
Forse dovrei riconsiderare i fiori.

venerdì 4 gennaio 2019

Dolore

Ieri sono stata chiamata per una partoanalgesia. Maria, al primo parto, giovane e sana, con  una rottura delle membrane che stava in travaglio da 12 ore. Sono arrivata abbastanza incazzata per esserci dovuta andare io perchè in tutto l'ospedale c'era un casino, ma mentre facevo la procedura ci siamo messe a chiaccherare e lei era così simpatica e divertente, nonostante le contrazioni ogni due minuti scarsi, che alla fine ridevamo entrambe.
Dopo non finiva più di scusarsi.
Si scusava perchè aveva dolore e non era riuscito a non sopportarlo .
Continuava a dire: scusate! scusate, lo so che sono debole, ma non ce la faccio! scusate, non ci riesco a resistere ..."
l'ha detto due o tre volte poi l'ho fermata:  "Maria, il dolore non è una colpa,  è una sensazione su cui tu non hai nessun controllo. Smettila di scusarti!"
"Eh, lo so,ma dicono tutti che devo sopportarlo!"

Qui in Toscana la sanità è ottima e molte cose funzionano in maniera esemplare, ma perfino qui esiste la mentalità, diffusa e diffusamente tramandata, per cui il dolore delle donne non vale come dolore, ma va sopportato.
Sembra quasi che il subirlo sia una specie di sacrificio necessario a trasformare una donna in madre, come se l'amore materno dovesse passare attraverso il dolore per esistere.

Si parla del parto come se fosse un processo controllabile, come se una donna potesse davvero decidere, con la sua forza di volontà, se fare un parto spontaneo veloce e indolore. Se il parto è difficile, se il travaglio è lungo e doloroso, se serve un taglio cesareo è in qualche modo colpa sua che non è riuscita a partorire. 
Che non è una buona madre.
Questi messaggi subliminali vengono continuamente rimbalzati alle donne incinta, vengono in qualche modo fatti passare da una certa parte delle ostetriche, vengono spesso usati anche da noi medici per coprire mancanze nei nostri servizi.
Davvero vi chiedete perchè è così diffusa la depressione post-partum?

La verità è che voi non avete sul vostro parto più controllo di quanto ne abbiate sul vostro ciclo mestruale: ci sono donne che al primo giorno di ciclo si buttano col paracadute, altre che non riescono nemmeno ad alzarsi dal letto. Le seconde darebber qualcosa per essere le prime, ma non lo sono. Se il vostro ciclo dura 3 giorni con qualche macchiolina o ne dura 7 cambiando 3 assorbenti l'ora, non è in vostro potere deciderlo, se il vostro ciclo è regolare ogni 28 giorni spaccati o se vi vengono secondo un calendario casuale non è in vostro potere deciderlo.
Non avete controllo sulle vostre funzioni fisiologiche, anatomiche, ormonali e la vostra buona volontà non impedirà che vostro figlio rompa il sacco con un calcio a 37 settimane, o che il vostro bacino sia piccolo e inclinato in avanti, o che le vostre contrazioni non siano efficaci. 

Il dolore è sempre lo stesso. è il processo di neurotrasmissione di un impulso.
Non cambia chi lo prova.
Non cambia perchè lo prova.

E sopratutto non è una colpa.

Maria ha partorito un bellissimo maschietto in 4 ore.
Il giorno dopo mi ha regalato un ciclamino, mi ha detto che non ce l'avrebbe fatta senza di me.
Vorrei che non far soffrire una donna non fosse considerato un atto fuori dal comune. 
Sarebbe ora

venerdì 28 dicembre 2018

Sbagliarsi ogni tanto è fantastico

Per quanto poco voi ci crediate, e per quanto la stampa si sforzi di presentarvela in altro modo, la decisione di lasciar andare un paziente è per un rianimatore, sempre estremamente difficile.
La moderna medicina ci rende in grado di tirare avanti situzioni disperate per tempi indefiniti e sapere quando fermarsi è una sfida che ci poniamo ogni giorno.
Al contrario di quello che si pensa un medico è una persona che ha propro sentito dentro di sè, ad un certo punto della vita e presumibilmente per almeno 6 anni, il desiderio di alleviare le sofferenze degli altri e , se possibile guarirlo dalle malattie. La nostra attitudine, la nostra preparazione, l'intera somma delle nostre conoscenze e capacità ci rende fatalmente portati a cercare di curare chiunque oltre ogni ragionevole possibilità.
Almeno per riflesso condizionato.
Siccome però siamo anche realistici cerchiamo di renderci conto di quando stiamo solo prolungando  le sofferenze di una persona. Questo tipo di decisioni è sempre sofferto e aspramente dibattuto, perchè c'è sempre chi dice "ma aspettiamo ancora un po'" e chi dice" non ha senso" e queste due posizioni  possono accendere gli animi del gruppo più coeso.
Questo ampio preambolo per parlare della signora Silvana che, con una serie di malattie croniche che coprono almeno 3 o 4 esami del corso di laurea, è giunta da noi in rianimazione intubata e con un infarto.
Dopo un pao di settimane di terapia massiccia su tutti gli organi nobili siamo arrivati ad un puto in cui si poteva tentare di estubare.
Questa è un po' una cartina di tornasole, nel senso che ad un certo punto, se hai guarito tutto il guaribile, resta da capire se quello che rimane è in grado di sopravvivere: se il cuore è in grado di mantenere una pressione accettabile e continuare a battere, se i polmoni hanno ancora abbastanza stoffa per dare ossigeno e scambiare anidride carbonica, se i reni riescono a filtrare abbastanza sangue.
Dopo aver estubato la signora Silvana io ho parlato a lungo con i parenti, persone deliziose, spiegandogli che da questa prova dipendeva quello che sarebbe successo dopo: se la signora era in grado di sopravvivere sarebbe andata migliorando, ma se non lo era, e le probabilità che non lo fosse erano circa il 50%, bisognava decidere insieme cosa fare: se essere ancora più invasivi, fare una tracheotomia e lasciare la signora attaccata ad un macchina che la facesse respirare sdraiata in un letto per il resto della sua vita, o se evitare manovre invasive e continuare solo terapia medica, lasciando che le cose seguissero il loro corso.
Dopo 12 ore di estubazione la signora Silvana sta peggio: viene aiutata a respirare da una maschera e mettiamo la sedazione con un po' di morfina per non farla stare male. Parliamo di nuovo con i parenti, avvisandoli che sta per accadere il peggio e di aspettarsi una telefonata da un momento all'altro.
Dopo altre 12 la situazione è ancora pessima. Togliamo la maschera e aspettiamo la fine.
I familiari affranti chiedono che le siano dati i conforti religiosi, arriva il sacerdote e le da l'estrema unzione mentre noi ci prepariamo all'inevitabile
O almeno così credevamo.
Perchè , contro ogni ragionevole previsione, la signora Silvana si sveglia, comincia a respirare da sola, tossisce, si muove, comincia a rompere i coglioni dicendo che sta scomoda e a chiedere qual è l'orario di visita (il fatto che il paziente rompa i coglioni è il segno prognostico migliore di tutta la scienza medica).
I numeri delle analisi del sangue sono più o meno pessimi, ma pare che la cosa non sia rilevante per lei che alla domanda: come si sente? risponde: benissimo, grazie.
Quando arriva il marito mi guarda perplesso ed io allargo le braccia in un gesto di totale "non so che dire"
"Senta: " azzardo alla fine"  io mi auguro che questo miglioramento non sia solo temporaneo,  però per il momento la signora sta benino...abbiamo anche tolto la morfina perchè non ha nessun dolore e gli esami sono in miglioramento... non so che dirle: sono molto felice di essermi sbagliata..." concludo.
Lui mi guarda tra il felice e l'incredulo e il perplesso "Dottoressa...speriamo...ma...saranno stati i sacramenti che le hanno fatto bene?"
ed io, che normalmente sono abbastanza restia ad attribuire a Nostro Signore il merito diretto di cose per cui basta una prescrizione in cartella, stavolta l'ho guardato serissima e ho risposto: "può essere..."