mercoledì 26 dicembre 2018

E tante care cose

E anche Natale è passato.
Siamo sopravvissuti al viaggio di ritorno a Roma in stile prima crociata,  con la Stilo station wagon carica come un trattore, al fritto della vigilia, che ancora sto tentando di digerire, a mio marito che colto da attacco ischemico da embolo grassoso,  consegna allegramente a Sofia il regalo che Babbo Natale le avrebbe dovuto portare la mattina dopo.
Siamo passati quasi indenni attraverso il pranzo del 25, se escludiamo una lite sulla distribuzione dei posti a tavola durata dalle 9 alle 13, una discussione teologica sull'esistenza di Dio e tre giri di tombola con i bambini che baravano.
E quando tutto sembrava avviato verso una fine gloriosa io ho alzato il bicchiere dello champagne e ho esclamato:
"Dai, facciamo un bel brindisi, Libiamo nei lieti camici! "
Sulla tavola è calato un silenzio perplesso.
"Calici! ...ho detto "calici"... naturalmente..."

sabato 22 dicembre 2018

Non ci sono capace

Una delle cose che mi piace della rianimazione è il fatto che il paziente vada guardato nella sua complessa interezza. Nelle altre discipline, bene o male, si passa la vita a studiare un singolo organo, ma noi anestesisti rianimatori, spaziamo dalla partoanalgesia ai trapianti d'organo...cosa che magari ti fa bestemmiare per la maggior parte del tempo, ma insomma, ha anche i suoi vantaggi...
Purtroppo però ci sono branche che frequentiamo molto poco anche noi, perchè non hanno approcci chirurgici, o perchè hanno pazienti che arrivano raramente nel nostro ambito. Gli psichiatri, per esempio , che frequentiamo solitamente per ragioni personali e dovremmo freqentare di più, o i dermatologi , il cui proverbiale rapporto rischi/guadagni ci fa sospirare di malcelata invidia ogni volta che infiliamo un tubo nella gola di qualche ultracentenario rantolante.
Un paio  di settimane fa un paziente della rianimazione si è ricoperto di vescicole di natura indefinita, perciò io e la collega ci siamo guardate con perplessità e abbiamo deciso che era il momento di chiamare un dermatologo in consulenza. Urgente.
Ervamo già pronte al chivveseincula quando ha risposto al telefono Andrea. Io ho balbettato: Ehm, ciao, non ci conosciamo, sono Propofol ti chiamo dalla terapia intensiva, avremmo una paziente con uno sfogo strano addosso e...non sappiamo che pesci pigliar...ehm, ci servirebbe un tuo conforto, dicevo...non è che potresti passare?
"ma certo!" ha risposto lui con voce sorridente, "arrivo subito!"
ho attaccato e ho guardato la collega: "ha detto che arriva subito"
"mah.."
"mah..."
dopo 3 minuti si presenta lui, brizzolato, capello con look "out of bed" fatto ad arte, braccialetti al polso di cuoio e argento, camice  gettato addosso con nochalance che cadeva perfetto, manco quelli ER, (mentre il mio pare sempre quello di sbirulino, non so perchè...) comunque arriva lui, ascolta attento quello che diciamo, poi va al letto della paziente (sedata e intubata) e le fa una visita accurata. fa una biopsia per essere certo della lesione, risponde gentilmente alle infermiere,scrive la consulenza sorridendo poi saluta e se ne va.
Noi, completamente disabituate a questa atmosfera da corse di Ascot riprendiamo la nostra stravaccatagine abituale pensando che però, forse, dermatologia non era così male...

Dopo una settimana vado al bar a prendere un caffè e c'è lui.
Mi saluta gentile e caloroso come se mi conoscesse da sempre e mi chiede notizie della paziente.
"è morta." dico io.
Lui mi guarda senza parlare ed io mi rendo conto che forse sono stata un filo troppo tranchant e cerco di metterci una pezza: "no, dicevo: è morta...purtroppo...sai, aveva una sepsi...e ...ecco da noi  capita...e...."
lui continua a guardarmi senza dire niente, mentre io sempre più confusa  balbetto frasi incoerenti..." si...sai la sepsi...la rianimazione...vabbè, comunque ciao, eh!" e con un luminoso sorriso lo saluto e fuggo dal bar.
E niente: ci sarà un motivo per cui dermatologi e anestesisti non si frequentano...

venerdì 14 dicembre 2018

Facoltà paranormali utili nel matrimonio

Interno sera, a tavola.
Sofia sta intrugliando con la roba nel piatto. La sposta, la muove, la stropiccia...insomma: fa di tutto tranne che mangiare,  in un modo che mi provoca un irritazione profonda.
La esorto gentilmente a sbrigarsi, anche se vorrei mettermi a urlare in considerazione del fatto che la cena è l'unico momento della giornata in cui tutta la famiglia è riunita a tavola e non mi va di rovinarlo.
Gio, che non ha ancora proferito verbo, di punto in bianco guarda Sofia e gli fa: "Sofia, tua madre ha quel luccichio nello sguardo che significa che tra poco esplode e comincia a urlare: perciò mangia composta e sbrigati che sennò qua stasera finisce tutto in tragedia."
Sofia mi guarda, io sorrido amabilmente e rimettendosi composta finisce di mangiare.

Dopo 15 mio marito ha sviluppato un sesto senso: il senso del pericolo .

venerdì 7 dicembre 2018

Il mio personale ricordo del morbillo

E' sera.  Sono sdraiata sul divano del salotto e sto guardando la televisione; non saprei dire ora quanti anni avrò avuto, forse tra i sette e i dieci. C'è un film su italia 1:  una pellicola molto anni 70, in cui un biondo nerboruto con un elmo da Odino è arrabbiato con qualcuno e lo spedisce sulla terra per punizione. Io sento il divano sotto di me che inizia a muoversi, come se il pavimento ondeggiasse "Mamma! il divano si muove!" dico ridendo. Vedo mia madre -quant'era giovane! a pensarci avrà avuto la mia età di adesso- che viene verso di me, gli occhi dilatati dalla paura, e dopo avermi messo una mano fronte dice a papà: "la febbre è salita".

Nella sua voce sento una risonanza isterica.
Mi mettono il termometro e la temperatura è 42 gradi. Il divano continua a ondeggiare, ed io sono molto fiera di aver raggiunto la temperatura massima del termometro. Mamma e papà confabulano, hanno l'aria preoccupata...

Alla fine il morbillo è passato, ed io non ho avuto neanche l'encefalite, o almeno non abbastanza da impedirmi di prendere una laurea in medicina...chissà cosa hanno fatto dopo? non ricordo nient'altro che questo spezzone di pochi minuti. Ringrazio ogni giorno il santo patrono dei virologi che mi permette di vivere con la tranquilla certezza che io non dovrò mai trovarmi nella condizione di mia madre quella sera: Aspettare che passi senza poter fare niente. aspettare sapendo che potrebbe evolvere in qualcosa di spaventoso, come una meningite o un encefalite. Aspettare senza avere nessun farmaco efficace a disposizione se non quelli sintomatici per abbassare la febbre.
E ancora una volta non riesco a capire quale madre abbia voglia di passare una notte come quella solo per un infondato pregiudizio sui vaccini...non lo capisco e non lo capirò mai.
Spero solo che per tutti i bambini contagiati dal morbillo quella terribile notte passi senza conseguenza come la mia...

venerdì 30 novembre 2018

Sono pur sempre ortopedici

Momento delicato di un intervento di protesi d'anca.
Rumore di seghe e martelli da sala di ortopedia.
Il primario si rivolge concitato alla ferrista: "Alabarda Spaziale!" abbaia. Lei gli passa un lungo ferro d'acciaio.
Il rappresentante delle protesi, che sta assitendo l'intervento, si rivolge perplesso all'infermiere di sala: "Cosa è che gli ha chiesto ,scusa?"sussurra
-"L'estrattore a massa battente" mormora l'infermiere senza staccare gli occhi dal campo operatorio
-"Ah, ecco".

venerdì 23 novembre 2018

Espressioni toscane

Era il 2015 , il mio primo turno in rianimazione.
Il responsabile, un uomo delizioso, mi accompagna a fare il giro del reparto, mentre io, col mio crocchiante camice bianco e l'inchiostro che si asciuga sul contratto nuovo,  mi esibisco in un sorriso che irradia cordialità e competenza, o almeno spero.
Giunti verso la metà del reparto un'infermiera apostrofa il mio collega: "Rossi, ma qui non è ancora arrivato il Merrem!"
"Adesso arriva, hanno già chiamato dalla farmacia che il farmaco nuovo è a disposizione..."
"Va bene, Rossi" replica lei per niente convinta "però non facciamo come al solito che ci si trova con quattro palle al culo che non si sa quali sono le nostre!!!"

dopo 20 minuti io stavo ancora là a pensarci : "...ma...4 palle...le nostre...ma se non sono nostre..."
e niente: qua è così: ti devi abituare ad una certa scioltezza linguistica interclassista...

venerdì 16 novembre 2018

Società autostrade

Entro in profumeria e una commessa  che sembra Greta Garbo mi intercetta con un sorriso luminoso: "Posso aiutarla?" mi chiede con voce flautata.
Già conquistata da questa fiabesca apparizione azzardo timidamente un: "sì, grazie, vorrei uno struccante..."
"Certo! esclama lei con un'espressione di piacere, "che tipo di prodotto usa?"
"eh, di solito le salviettine..."
il suo sorriso si restringe appena, ma si riprende subito: "Sì, ecco...magari proviamo un prodotto più completo...e quelle le lasciamo per situazioni particolari"
ci penso un attimo: " particolari come?"
lei rimane in silenzio un paio di secondi, durante i quali fa un palese sforzo di immaginazione , poi si illumina: "beh, in autogrill?"

Devo rivedere la mia beauty routine. E farmi il telepass.